Attentato al Parco Nazionale, condannato Scavazza

Condannato a tre anni di reclusione Giovanni Scavazza, 67enne di Sabaudia, accusato di essere l’autore dell’attentato compiuto il 24 giugno dell’anno scorso ai danni della sede del Parco Nazionale del Circeo.

Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, ha giudicato il pensionato con rito abbreviato e optato per una condanna leggermente più mite rispetto a quella chiesta dal pm, che aveva chiesto per l’imputato quattro anni di carcere.

Il giudice ha condannato inoltre il 67enne a risarcire 50mila euro all’Ente Parco, costituitosi parte civile, con una provvisionale di 20mila euro immediatamente esecutiva.

I difensori di Giovanni Scavazza, gli avvocati Giampiero Vellucci e Gaetano Marino, hanno quindi chiesto per l’anziano la revoca della misura cautelare, essendo l’imputato ancora costretto agli arresti domiciliari presso la parrocchia di Sabaudia, e il giudice si è riservato la decisione.

Un anno fa, nella notte, lo spazio attorno agli uffici dell’Ente Parco venne cosparso di gasolio, venne appiccato il fuoco, che fece però solo pochi danni, e venne lasciato un plico contenente quattro cartucce calibro 12, diretto al comandante della locale stazione dei carabinieri forestali, Alessandro Rossi. Un’intimidazione.

I militari dell’Arma ipotizzarono subito che potesse essere una vendetta per i controlli compiuti nelle strutture balneari del lungomare.

Vennero trovate delle impronte digitali e delle tracce di Dna. E le indagini si concentrarono su Giovanni Scavazza e sul figlio Nicolò, gestore del “Bounty”, un’attività di affitta-sdraio in cui erano stati effettuati dei sequestri.

Quando si vide chiedere dai carabinieri un campione di Dna, Giovanni Scavazza decise di recarsi in Procura e farsi interrogare. Confessò quindi davanti ai pm Valentina Giammaria e Antonio Sgarrella di essere lui l’autore dell’intimidazione: “Volevo solo fare paura, sono pentito e ho fatto tutto da solo”.

Alla luce di una serie di conversazioni intercettate dai carabinieri, il pensionato venne poi arrestato, mentre il figlio venne indagato a piede libero.

L’obiettivo dei due, secondo gli inquirenti, sarebbe stato quello di bloccare i controlli dei carabinieri forestali nel lido Bounty Beach.

Intercettato mentre parlava in auto con uno dei figli, il 67enne disse: “Se bruciava tutto il palazzo era una cosa che andava sul New York Times”.

Ancora: “Quel figlio di puttana (riferendosi al comandante Rossi ndr) stava perseguendo mio figlio”.

Ora la condanna. Entro 90 giorni il giudice Cario depositerà le motivazioni della sentenza e l’imputato deciderà se ricorrere in appello.

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Author: clemente pistilli

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