Livelli Baronali dopo il recente incontro con gli amministratori comunali: Aggiornamento


a cura di Mario tocci

San Felice Circeo 01/808/2019

I livelli Baronali al Circeo – criticità sul Centro storico di San Felice.

a cura di Mario TOCCI

Facendo seguito al precedente articolo e riferendo sulla libera assemblea tenutati lo scorso 18 luglio 2019 presso il Cinema “Anna Magnani” (sito nel centro storico del comune i San Felice Circeo), ho ravvisato la necessità di continuare a commentare la problematica dei Livelli “Baronali” che probabilmente sarà ancora disaminata in altri e successivi articoli.

Come avevo auspicato, ora infine avuto contezza che l’amministrazione comunale nel corso della citata assemblea ha chiaramente rappresentato che l’Ente Locale ha l’obbligo di tutelare il patrimonio immobiliare della comunità, ma non può impegnarsi per tutelare nelle sedi giudiziali i singoli privati in quanto non può destinare risorse a favore di terzi estranei alle sue funzioni giuridiche e gestionali.

Da quanto avrei capito ho individuato i seguenti punti:

  1. L’amministrazione comunale a fine agosto 2018 aveva incaricato i legali Prof. Avv. Ugo PETRONIO e l’avv. Elena Provenzani al fine di fare una ricerca storica per definire quale sia la reale portata del titolo di livello vantato dagli eredi Aguet/Blanc, ovvero se ci siano i presupposti dell’esistenza di una equiparata enfiteusi chiamata catastalmente “Livello” oppure ci sia trovi di fronte ad un impegno di pagamento di un canone che in realtà è tutt’altra cosa;
  2. Ad un anno dall’incarico, i legali convenuti nella riunione pubblica, hanno dato le prime ed opportune notizie sulla scorta dell’imponente archivio storico giuridico già in possesso del Professore Petronio e alla coordinata opera di alcuni volontari facenti capo all’ex associazione centro storico rappresentati dalla persona del già presidente Signor Alessandro Cresti, questi dopo aver ripreso la pregressa attività di ricerca già iniziata nel 2017 avrebbero acquisito a loro spese – per motivi di studio – ulteriore e copiosa documentazione storica attraverso la consultazione degli archivi di stato dislocati nelle varie sedi raccoglienti atti pre-unitari ed atti post-unitari;
  3. la stessa amministrazione comunale avrebbero richiesto di sua iniziativa presso l’Agenzia delle Entrate ogni documentazione probatoria riguardante ogni atto trascritto all’origine ed inerente il titolo oggi vantato dagli eredi Aguet/Blanc che decorrerebbe dal 1870? Non si sa!;
  4. l’amministrazione comunale avrebbe preso impegno di produrre un ulteriore incontro con la cittadinanza entro fine anno per comunicare quali e quanti procedimenti avrebbe intrapreso per il disconoscimento di alcuni diritti vantati dagli eredi asse Aguet e Blanc al fine di difendere quella parte del nostro patrimonio pubblico coinvolto nella problematica;
  5. nel frattempo starebbe cercando di offrire un luogo ove in orari prestabiliti sarebbero presenti volontari per dare le prime informazioni di massima ai cittadini interessati;
  6. è stato rappresentato che, al momento ci sarebbero circa 8 (otto) casistiche che individuerebbero distintamente per ognuna di essa una azione legale diversa;
  7. che al momento, attesa la normativa vacante, si dovrà procedere secondo quanto dispone la normativa residuale ancora rimasta vigente e attraverso le interpretazioni giuridiche apicali date dalle sentenze della Corte di Cassazione (sezioni unite) e nel rispetto delle insindacabili decisioni della Corte Costituzionale;
  8. infine è stato presentato un tecnico Geometra incaricato di coordinare possibilmente le ricerche tecniche tra quelle che dovrà esperire l’amministrazione e quelle che saranno svolte dai tecnici locali che riterranno opportuno in tal modo collaborare.

Nel corso della tenuta dell’incontro in epigrafe richiamato è stata data la possibilità ai numerosi partecipanti di porre quesiti ai quali i professionisti hanno cercato di dare risposte scevre da elementi giuridici al fine di renderle il più comprensibile possibile ai neofiti data la complessità della materia.

Naturalmente la sete di notizie è stata contraddistinta anche da alcuni questi proposti da alcuni legali e tecnici professionisti ed ancorché da parte di rappresentanti dell’associazione LAPIS di cui ricordo che nel corso del 2016 produssero alcune iniziative sul caso dei Livelli, tra le quali quella di caldeggiare una interrogazione poi effettivamente proposta attraverso l’interrogazione parlamentare a risposta scritta nr. 4/13603 ufficializzata nel corso della seduta nr. 642 del 27 giugno 2016.

Tale interrogazione ad oggi è inevasa e non ha avuto alcun esito, a mio parere sarebbe opportuno riprenderla, correggerla ed integrarla al fine di darle una maggiore opportunità di essere presa in considerazione per una risposta.

Infatti è in tal modo che un’altra interrogazione avente per oggetto le enfiteusi e presentata dal parlamentare L’Abbate, a seguito della sua correzione ed integrazione ha avuto risposta dalla “XIII commissione permanente agricoltura” con la puntuale pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del 16 febbraio 2017.

Detta interrogazione è ora un punto di riferimento per le notizie che contiene e che ripercorrono alcune decisioni del Consiglio di Stato, sentenze di raccordo della Comunità Europea, circolari dell’Agenzia delle Entrate, ecc.: tutte riferite alle enfiteusi e in particolare ai beni immobili del Ministero dell’Interno – Fondo Edifici di Culto (FEC).

Evidenzio che tale interrogazione non affronta nessun aspetto inerente i detti “Livelli” ancorché “Baronali”, ma riferisce solo sui casi in cui si è appurata l’esistenza di una enfiteusi perpetua.

Ritengo necessario nominare tale interrogazione in quanto è a questa che nelle cause appena determinate o attualmente in corso sembrerebbe che stiano facendo riferimento i legali degli Aguet/Blanc e, a mio modesto parere, travisando alcuni aspetti tecnici e legali in maniera tendenziosa con la speranza che riescano prima o poi ad ottenere qualche decisione giuridica con un esito che sia particolarmente a loro favore.

Aggiungo che l’associazione LAPIS ha informato l’assemblea del fatto che recentemente ha provveduto a presentare un esposto presso la Procura della Repubblica di Latina sulla situazione (non una “denuncia”), credo con la speranza che si muova qualcosa. Spero che si ottengano risultati positivi, diversamente sarebbe un’arma aggiuntiva offerta agli eredi perché diventerebbe un elemento in più a loro disposizione in caso di archiviazione dell’esposto.

Ad oggi sul caso vige il veto della magistratura e spero che nell’esposto ci siano più elementi che lo sostengano. Pertanto bisognerà aspettare di conoscere se la Procura di Latina darà corso ad un procedimento penale che, in caso di accensione delle indagini preliminari, comporterà che i tempi delle sole indagini potrebbero raggiungere i 24 mesi e, intanto, il tempo corre… .

Faccio gli auguri all’associazione LAPIS e la sprono ad instaurare un maggior rapporto “sopra le parti” con la cittadinanza e con l’amministrazione pubblica corrente ispirandosi ai massimi criteri di equità, oltreché incalzi l’attuale amministrazione comunale nel farla continuare a dare informazioni alla cittadinanza ancorché difenda effettivamente il patrimonio immobiliare dell’Ente che è di proprietà di tutta la comunità di San Felice.

Non a caso trovo stimolante ricordarmi e ricordare che Il termine “politica” viene dal greco “polis”, un’entità politica, sociale ed economica, ma anche e soprattutto etico-morale. Fu proprio Platone il primo filosofo a teorizzarla come un organismo educativo collettivo nei confronti del singolo, finalizzato al bene comune. Non a caso scrisse un opera filosofica in forma di dialogo titolata “La Repubblica”.

Da parte mia sto cercando di capire quante sono le ricerche storico giuridiche fatte nell’ultimo quadriennio sulla problematica dei livelli Baronali, ovvero gli studi sono due o tre??? visto che sul quotidiano il “Corriere di Latina” il 25 giugno 2016 è stato pubblicato un articolo a firma della giornalista Rita Cammarone nel quale si riporta che l’allora amministrazione comunale “… aveva già consultato un professore per una ricerca storica sul caso del Circeo al fine di trovare il bandolo della matassa”, ma dal sito istituzionale del Comune di San Felice non sono riuscito a riscontrare se ci sia stata una qualche delibera di incarico o altro sulla questione.

E’ mia convinzione, avendo partecipato quale ascoltatore a vari incontri, che il Professore Ugo Petronio sia uno degli avvocati con vasta competenza nella materia ancorché nel tradurre documentazione dal latino o nell’interpretazione della lingua volgare con il relazionarne il contenuto alle normative intervenute allora e poi nel tempo modificate sino ad oggi. Inoltre egli denota un’avversione all’attuale situazione che imperversa in Italia dove tra usi civici, terre patronali e livelli baronali sembra, a suo dire, che ormai siamo tornati nel medioevo e questo non è concepibile quando gli altri stati europei hanno risolto il problema da tanto tempo.

PUNTI DI CRITICITÀ

“le case del Centro Storico”

Rimandando a future disamine sulla questione sui “Livelli” veri e propri, occorre assolutamente affrontare la problematica del Centro Storico che è diversa da quella che coinvolge i terreni e le nuove costruzioni ormai realizzate al di fuori delle vecchie mura castellane.

I cittadini potrebbero ritenere che quando si parla del Centro storico si parli anche lì dei livelli e, purtroppo, è totalmente sbagliato perché è lì che si corrono alcuni rischi che sono maggiori di quelli che corrono i livellari – come di seguito cercherò di segnalare per quanto mi è possibile, attese le mie qualifiche di tecnico ed altre professionali.

Cenni storici

La politica professata dal clero già a partire dal 1750 era quella di eliminare le baronie site lungo i confini dello stato della chiesa detto “Patrimonio di Pietro” ed ecco perché dopo che gli Orsini cedettero alla Reverenda Camera Apostolica la gestione di San Felice (oggi con l’aggiunta della dizione Circeo), questo territorio non sarà più re-infeudato perché ritenuto strategico per difendersi dal Regno delle due Sicilie. L’area sarà oggetto di esperimenti per poter indurre le genti a restare stabilmente sul posto nonostante le paludi che li circondavano.

Ne consegue che nessun soggetto potrà più essere barone di San Felice, tantomeno potrà acquisire tale titolo, oltreché bisogna considerare che Giachetti, Rossellini, Argelli e poi Aguet non sono soggetti appartenuti a famiglie in passato titolate quali nobili.

Nel 1805 le case di San Felice insistevano solo entro le mura castellane salvo qualche rudere degli antichi romani e qualche baracca posta nei terreni esterni per ospitare momentaneamente i contadini o il bestiame in caso di intemperie – al giungere della sera tutti i contadini e allevatori si ritiravano dentro il centro storico a causa del brigantaggio e dell’abigeato, il bestiame veniva raggruppato in recinti comuni ricavati in alcuni spazi interni della cittadina fortificata.

E’ solo a quei tempi che sarà fatta una ricognizione dalla Reverenda Camera sulle case di San Felice con descrizione tecnica e giuridica. Al momento detta ricognizione è l’unica trovata sino ai giorni d’oggi (da quando la comunità di san Felice fu interamente gestita dalla chiesa, sembrerebbe che la stessa cosa non fu mai fatta sui terreni oggi con livello).

Pertanto a quel tempo avevamo 5 abitazioni soggette a contratto di enfiteusi stipulato alla fine del 17esimo secolo da notai di Terracina, poi vi erano due immobili in affitto e soggetti al pagamento di un censo determinato da alcune libre di cera bianca lavorata. Tutte le restanti case – nella maggiore erano composte da un unico vano per ogni singola famiglia, erano state date in affitto ai cittadini che in atti venivano denominati “Terrazzani”.

La Reverenda Camera deteneva le carceri, i suoli sacri, la casa del curato, l’attuale palazzo comunale e si era riservata la gestione per appalto del “forno venale” e della “macelleria a soccida”.

È ipotizzabile che i contratti di affitto e i contratti di enfiteusi, nel tempo aumentarono o diminuirono a seconda delle condizioni di mercato che man mano incedevano nell’epoca.

EFFETTI SUGLI ATTUALI POSSESSORI DI IMMOBILI NEL CENTRO STORICO

Arrivata la gestione del capostipite James Aguet, questi man mano che potette trasformò gli affitti “camerali” in contratti enfiteutici perpetui da lui stesso firmati o in sua vece sottoscritti dal tecnico fiduciale Gino Rossi, tutti congiuntamente sottoscritti dal cittadino san feliciano beneficiato. Tali contratti sono conservati a Velletri e, ci tengo ad evidenziare, sino ad ora sono stati trovati solo contratti di Enfiteusi perpetua o atti di vendita dell’intera proprietà (in questo caso veniva terminata l’enfiteusi o il contratto di affitto).

Arrivò il tempo del conflitto del 15/18 e con esso morirono in guerra molti abitanti maschi di San Felice, ma le loro famiglie subirono la febbre “Spagnola” che causò la sterminazione di intere famiglie. Rimasero molte case vuote che ritornarono nelle mani di Aguet.

James Aguet continuò a permutare affitti solo con contratti di Enfiteusi perpetua sino alla sua morte avvenuta nel 1932.

Finita la guerra l’economia si riprese e molti abitanti san feliciani preferirono comprarsi le cantine o i piani terra perché per lo più sedi delle loro attività artigianali o di vinificazione.

Per capirci: una enfiteusi perpetua comportava il versamento in media di 15 lire annue, mentre l’acquisto di una cantina o di un vano andava dalle 500 lire alle 2.000 lire a seconda del tempo in cui si fecero le stipule di acquisto. Successivamente, ma più raramente, la cosa continuò con il figlio di James, tale Luigi Aguet.

Orbene, già come cennato nel precedente articolo, gli eredi Aguet/Blanc stanno acquisendo in copia conforme all’originale tutti i contratti enfiteutici conservati alla sede di Velletri e, al consolidamento del titolo, con l’esibizione dei vari contratti reperiti per il titolo enfiteutico perpetuo potrebbero ottenere un atto di ingiunzione dal Tribunale di Latina per esigere il pagamento di 5 anni di arretrato del Canone e da quel momento continuare a riscuotere i canoni che matureranno in futuro con l’intenzione che, al raggiungimento del mancato pagamento di soli due canoni annuali arretrati, la restante e vigente normativa sulla enfiteusi gli permetterebbe di ritornare a riprendersi le chiavi dell’immobile senza pagare un euro – neanche i miglioramenti!?, non si sa!.

SI PREGANO GLI ATTUALI POSSESSORI DI IMMOBILI NEL CENTRO STORICO

DI PRESTARE ATTENZIONE A….

La probabile ricognizione operata dagli eredi pretendenti avrebbe delle deficienze, quali:

  • il bene indicato come gravato di enfiteusi perpetua in realtà sarebbe stato acquistato per l’intera proprietà con atto antecedente la morte di James Aguet Senior, ma non sarebbe stato oggetto di voltura catastale da parte dell’allora acquirente San Feliciano. In questo caso nulla sarebbe dovuto agli eredi se non che si dovrà procedere a reperire l’atto di acquisto autenticato dall’Agenzia delle Entrate di Velletri e procedere con la voltura per metterla in atti catastali al più presto possibile;
  • Il bene indicato in successione, ad oggi, sarebbe gravato da enfiteusi perpetua, ma in realtà l’immobile sarebbe composto da tre vani che, dopo la ricerca storica, potrebbero risultare: per un vano il residuo di un affitto camerale; un altro vano acquistato per l’intera proprietà ed un solo vano assoggettato a contratto di enfiteusi perpetua. In questo caso sarà il vostro legale di fiducia ad imporre le variazioni dovute ed a proporre ogni azione legale che riterrà opportuna;
  • Il bene potrebbe essere gravato (è n caso molto raro) da un contratto di enfiteusi a tempo e sarebbe il caso in cui il vostro legale potrebbe agire per farvi diventare proprietari reali in minor tempo;
  • Altri diritti atipici accesi sull’immobile da valutare man mano a seconda del tipo.

Per quanto sopra, la ricognizione, avendo tali problematiche sarebbe stata redatta solo sulla scorta di risultanze catastali che non hanno alcun valore di prova e così mancherebbe la congiunta ricognizione giuridica che va’ realizzata con l’acquisizione di atti probatori trascritti.

Concludendo, se l’attuale detentore dell’immobile sarà sottoposto ad un antico contratto scritto di enfiteusi perpetua (salvo non sia intervenuto un terzo ad interrompere tale contratto), sarà posto in una situazione molto difficoltosa, mentre se si accorgesse di ricadere negli altri casi sarà basilare che intervenga il prima possibile.

Spero di aver chiarito tale grave problema che a quanto pare sino ad ora chi avrebbe fatto ricerche storiche dichiarate a beneficio della comunità nel tempo passato lo avrebbe probabilmente troppo sottovalutato.

SI CONSIGLIA

Di procedere al più presto ad incaricare un tecnico per acquisire presso Velletri ogni atto di provenienza e che questi documenti siano ricollegati a tutte le fusioni e frazionamenti sino ad oggi intervenuti (ecco perché ci vuole un tecnico).

In casi come sopra dovrete diffidare degli atti di trasporto catastali perché mancherebbero gli aggiornamenti per le omesse volture del vostro avo o antico venditore e, quindi, non è bene fare solo tale prima ricerca, ma deve essere completa a ritroso almeno sino al 1904.

Cordialmente Mario TOCCI.

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